Visualizzazione post con etichetta L'angolo dell'inventore (di Angelico Medaglia). Mostra tutti i post
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giovedì 14 gennaio 2021

Basta figuracce: ecco le lenti a contatti!

1/14/2021

Il mondo del lavoro, cari i miei quattro o cinque lettori, è cambiato notevolmente. Il passaggio epocale dal proletariato operaio a quello del terziario prima, e dal proletariato del terziario a quello disoccupato poi, ha fatto sì che ognuno di noi si crei, con il passare del tempo, una fitta rete di parentele, amicizie e semplici conoscenze che i markettari di oggi chiamano semplicemente “contatti”. Il livello della nostra ramificazione sociale si calcola proprio in base al numero di contatti a disposizione, zelantemente equidistribuiti fra la rubrica del cellulare, quella del client di posta elettronica e quella di almeno due o tre programmi di instant messaging, perché sicuramente sarà capitato a tutti di lavorare per diverse aziende che, manco a dirlo, usano programmi differenti per comunicare. Differenti anche da quello che usiamo noi a casa, ovviamente. Ma nell'epoca di Internet si assiste anche a una progressiva rarefazione dei rapporti sociali: si ha a che fare con più persone, è vero, ma le si frequenta meno di prima. Raramente si associa un volto a tutti i nomi che popolano le nostre rubriche e, quando succede, spesso è solo per occasioni una tantum. Il problema di tutto questo, per chi non ha una memoria fotografica e non è gran che fisionomista, è riconoscere queste persone quando le si incontra per caso una seconda, terza o quarta volta a distanza di mesi (o di anni). Ma ancora una volta io, il sagace inventore di BovaByte, ho una soluzione che, costi di produzione a parte, tornerà certamente utile a chiunque: dal tutore dell'ordine, che potrà riconoscere all'istante qualsiasi criminale profilato in un database, al semplice Signor Rossi che, in questo modo, non farà la solita figura barbina di fronte a un “perfetto sconosciuto” che, invece, gli chiede come va, come sta sua moglie, come stanno i figli e magari altri dodici amici comuni. Ho infatti inventato le...


LENTI A CONTATTI

Come suggerisce il nome, le “lenti a contatti” differiscono dalle più minuscole sorelle a contatto per il fatto che... beh... gestiscono i contatti.

Le lenti a contatti si presentano sotto forma di comuni occhiali, a cui è applicato uno schermo OLED trasparente, una webcam, un microprocessore SOC e un ricetrasmettitore wireless.

Il sistema funziona per mezzo di una webcam, di una veloce connessione 3G, wi-fi o bluetooth, e di un server centrale installato sul proprio computer di casa o su un nodo di Internet. Con un po' di fantasia potremmo anche usare Facebook, Twitter o altri social network, con tutte le foto in essi contenute. La webcam riprende costantemente il panorama circostante e, ogni tre secondi, ne invia una scansione completa al server centrale.

Le lenti a contatti sono potentissime!
Permettono infatti di riconoscere
anche una persona che appena
si intravede dietro le altre!

Questi, per mezzo di un potente software di riconoscimento facciale, individua tutte le persone presenti sulla scena e le confronta con un data base di contatti che avremo memorizzato precedentemente: in caso trovi un'occorrenza, invia alle lenti degli occhiali – rivestite da uno schermo OLED trasparente – la fotografia della persona già conosciuta, accompagnandola con nome, cognome e una brevissima nota informativa. Breve, ovviamente, perché nel breve arco di tempo richiesto tra un saluto e l'aspettativa di essere riconosciuti il sistema deve aver già fornito una risposta che l'utente abbia avuto modo di leggere. Il software, ovviamente, va affinato in modo che non sorgano imbarazzanti falsi positivi e che, nel contempo, sia facile avere accesso sulle informazioni contenute: non è bello salutare come un vecchio compare di puttan-tour il prete che ci ha sposati, per esempio, e allo stesso tempo è necessario che la privacy sia sempre garantita, impedendo a un'altra persona di accedere al nostro portafoglio di conoscenze. Allo scopo, la procedura di login verso il server centrale verrà eseguita esclusivamente dalle lenti, dopo aver effettuato una scansione dell'iride del portatore: in questo modo, se vostra moglie vi ruberà gli occhiali e incrocerà una ex non avrà la sgradita sorpresa di leggere note come “Notte di fuoco dopo l'addio al celibato”. Sarebbe quanto meno imbarazzante, oltre che potenzialmente lesivo per la vita matrimoniale. Per inserire immediatamente una nuova entry sarà sempre possibile usare la webcam contenuta negli occhiali: abbiamo appena stretto la mano a un nuovo cliente, o a una persona che ci ha presentato un nostro amico? Nessun problema, una veloce toccatina alla stanghetta e via, il nuovo profilo verrà immediatamente spedito al server, comprensivo di un breve filmato AVI con la registrazione del momento delle presentazioni. Alla prima occasione, sarà lo stesso server a chiederci di inserire manualmente nome, cognome e nota informativa. Da quel momento in poi, la persona in questione sarà irrimediabilmente schedata nel nostro computer. Che ne dite, non è geniale? Secondo me lo è, ma a quanto mi ha detto un amico avvocato, questa mia geniale e utilissima invenzione violerebbe più o meno tutte le leggi in materia di protezione della privacy e, per tanto, non può essere commercializzata. Ancora una volta, leggi scritte da vecchi bacucchi che non capiscono le moderne tecnologie impediscono a noi tutti di godere di una comodità in più. Abroghiamole!

Siamo molto lontani dal luogo del primo incontro, ma nulla sfugge alle lenti a contatti! La persona schedata salterà fuori immediatamente...



A cura di Angelico Medaglia

venerdì 30 novembre 2018

L'angolo dell'inventore: GLI INCOLLANT

11/30/2018
Eleganti, seducenti, irrimediabilmente sexy,
gli incollant sono disponibili in due
versioni: integrali e autoreggenti.
Carissimi amici, ancora una volta torno a parlarvi delle mie geniali invenzioni che, per una banale scusa o per l’altra, non vengono mai prese in considerazione dalle aziende. La verità – ne sono sempre più convinto – è che le mie invenzioni, essendo intrinsecamente utili e longeve, impauriscono i loro reparti di ricerca e sviluppo: come potrebbero mai migliorare un oggetto “definitivo”? Così, dopo lo scomodino e il telebloccando, mi trovo a parlarvi di un oggetto che ho pensato per la mia fidanzata, ma che nessuna grande sartoria ha deciso di produrre, se non in un unico esemplare. La mia ragazza, infatti, come tutte le altre belle signorine si è dovuta confrontare – con grande imbarazzo – con una delle peggiori evenienze per una donna: la rottura delle calze. Chi di voi ha mai accompagnato la sua partner a una festa o a un incontro pubblico, sa benissimo quanto possa essere terribile la rottura di una di lei calza: in questi casi, infatti, le donne cominciano a scurirsi in volto, a guardarsi nervosamente attorno, a urlare frasi isteriche e a cercare di coprire lo “strappo” con qualche altro indumento. Ma da oggi non più, grazie ai miei favolosi…


INCOLLANT

Gli incollant sono le calze definitive: le indossi una volta sola, e poi li tieni per tutta la vita. Aderiscono completamente alla pelle e vi si attaccano in modo permanente: le loro fibre, infatti, sono cosparse – soltanto all’interno – di una colla liofilizzata che impedisce alle calze di incollarsi quando sono nella confezione, ma che a contatto col sudore fa immediatamente presa. L’incollant è normalmente bianco: siccome non si può togliere, per cambiargli il colore bisogna cospargerlo di una vernice apposta. Le fibre, oltre che estremamente tenaci, sono decisamente resistenti: non si strappano, non si rompono, proteggono pure la pelle dai graffi. Certo, c’è sempre il pericolo che qualche incidente possa squartarvi mezza gamba (e quindi anche l’incollant), ma in questo caso basterà attendere che si formi la cicatrice, e poi coprirla con un secondo incollant. Fino a tre strati, la pelle respira ancora. Non temano, infine, i feticisti della calza intima: proprio per loro ho pensato perfino alla colla aromatizzata. Sono, o non sono un genio? (No, sei un disgraziato. NfBovas)

“Grazie agli incollant ho finalmente ritrovato il sorriso” – ha dichiarato Ulla Jovhnova, l’unica modella così coraggiosa da indossarli – “non mi verrà mai più la voglia di toglierli!”. Sai che forza, tanto non potrà farlo…


A cura di Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato).

venerdì 12 ottobre 2018

Il mouse dell'inventore: SI TRASFORMA IN UN RATTO MISSILE

10/12/2018
Lavorare col computer, si sa, non è sempre facile. Non tanto per la difficoltà in sé di avere al proprio cospetto un collaboratore elettronico velocissimo, sì, ma stupido come un ferro da stiro un po' più evoluto, quanto per la micidiale capacità di quest'ultimo di smettere di funzionare – per motivi invariabilmente misteriosi – proprio nel momento del maggiore bisogno. E sapete qual è la periferica che di solito ne fa le spese? Non importa se il problema è un bug nel software, non importa se il filesystem si è corrotto, non importa nemmeno se una ventola si è fermata o se è colpa di Bill Gates, a rimetterci la pelle (pardon, la plastichina) di solito è il mouse. Una vittima incolpevole e inconsapevole, le cui uniche colpe sono soltanto quella di aver perso il proprio filo grazie all'evoluzione tecnologica, e quella di essere il primo oggetto a portata di mano dell'adirato operatore. Non si contano i mouse rottamati da improvvisati emuli di Nicola Vizzoni in preda a una crisi di nervi, sottoposti a un repentino decollo e destinati a un fragoroso schianto contro il muro antistante, sul pavimento o, nei casi più sfortunati e maggiormente scenografici, esattamente al centro dello schermo. Ebbene, questa strage di dispositivi innocenti è destinata a finire grazie al mio  incredibile...

MOUSE GIROSCOPICO A RETRO-RAZZI

Il mouse giroscopico a retro-razzi torna dal suo padrone come un fedele servitore, nonostante questi l'abbia scagliato contro il muro a velocità smodata
L'idea alla base di questo prodotto, di cui ho realizzato un mock-up che certamente farà piacere a una nota casa produttrice di origine svizzera, è tanto semplice nella sostanza quanto difficile (e straordinariamente costosa ndBovas) nella realizzazione, perché richiede uno studio approfondito nella miniaturizzazione delle parti. Fondamentalmente, si tratta di un mouse dotato di un giroscopio, di un accelerometro (e questo non dovrebbe essere difficile, c'è in ogni telefono ormai!) e di un paio di razzi propulsori collegati ad altrettante sfere basculanti, che ne consentono l'orientamento in base alla direzione da prendere. Il mouse, normalmente, funziona esattamente come tutti gli altri: basta spostarlo su un piano in tutte le direzioni perché trasmetta la sua posizione relativa al puntatore sullo schermo. L'accelerometro, tuttavia, tiene attentamente sott'occhio la velocità con cui viene mosso e, nel caso quest'ultima superasse abbondantemente le abitudini del proprietario, interverrebbe il giroscopio per calcolare la posizione relativa nello spazio a tre dimensioni: in caso di decolli, avvitamenti o cadute fuori programma, il mouse attiverebbe automaticamente i razzi che, sempre grazie al giroscopio e a una versione custome del programma per Android “Livella a Bolla”, cercherebbero di riportare lo sfortunato oggetto non soltanto a una posizione di equilibrio, ma anche sul tavolo dell'adirato utente (che ormai avrà sbollito la propria rabbia, e si sarà già preoccupato del costo di un nuovo mouse). Una futura e più costosa versione del mouse giroscopico a retro-razzi potrebbe anche includere un rilevatore GPS che, all'occorrenza, potrebbe riportare il mouse a casa, qualora l'utente fosse proprio arrabbiato nero e si fosse divertito a scagliarlo lontano servendosi di una fionda, di una catapulta o di un piccione viaggiatore. I problemi evidenziati con i primi prototipi riguardano la bassissima durata delle batterie e le dimensioni dei razzi propulsori, purtroppo non ottimali al di fuori di Brobdingnag. Per il momento, infatti, non è stato ancora possibile realizzare un prototipo più piccolo di 10 metri, e nemmeno vi diciamo quante pile AAA siano state necessarie per muoverlo di 10 centimetri! Ma io non desisto, e prima o poi riuscirò a vendere il brevetto di questa utilissima invenzione, osteggiato per il momento da tutti i produttori che vedrebbero diminuire le vendite per i “replacement” dei propri mouse (essì, è sicuramente tutta una congiura... ndBovas).

(segue con: Le soluzioni alternative di BovaByte!)


Il mouse giroscopico a retro-razzi si risolleva da una potenziale caduta. Un sistema a pane imburrato impedisce al mouse di cadere rivolto dalla parte sbagliata

A cura di Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e semirincoglionito)

venerdì 7 settembre 2018

L'inventore: Traduttore automatico Italiano/Whatsapp e Whatsapp/Italiano

9/07/2018
Immagine liberamente tratta dalla
pagina "2 cretine e una chat whatsapp"
Cari, carissimi i miei quattro lettori di BovaByte, giacché una delle mie più recenti invenzioni, vale a dire il Vodaphon, ha ottenuto presso di voi un successo eclatante, mi è sembrato giusto continuare a illustrare le mie utilissime invenzioni per il mondo della telefonia mobile che, tanto per cambiare, sono state accolte con una pernacchia da parte di più o meno tutti i gestori di telefonia mobile esistenti. Stavolta il frutto dei miei sforzi cerebrali aveva un intento nobile, vale a dire salvare l'idioma italico dall'inesorabile imbarbarimento perpetrato dal “dialetto” di Whatsapp (in origine c'era scritto "degli SMS", ma a dieci anni di distanza sembra chiaro che ormai non li usi più nessuno... ndBovas). Quello che, per intenderci, assomiglia vagamente all'Italiano scritto ma sostituisce “ch” con K, “sei” con “6”, “per” con “x” e “qualcuno/qualcosa” con “qlc”, lasciando al lettore l'onere di capire quale sia la parola giusta in base al contesto. Ebbene, siccome io sono sempre stato convinto che a diffondere i vizi è l'uso comune, la mia idea è semplice ma efficace, ovvero l'implementazione su tutti i cellulari di un

TRADUTTORE REALTIME SCHIFEZZE/ITALIANO E ITALIANO/SCHIFEZZE

Il concetto è decisamente semplice: il mittente del messaggio scrive una schifezza del tipo “Ciao, 6 a posto? Mamma dice ke va tutto bene, xò io non ci credo xkè è tardi”, il che significa ben poco da un punto di vista logico – è vero – ma da uno grammaticale ancora di meno. A quel punto il cellulare del ricevente, prima di visualizzare il messaggio, cosa fa? Lo interpreta correttamente, e lo trasforma in: “Ciao, sei a posto? Mamma dice che va tutto bene, però non ci credo perché è tardi.”. Il che è ancora logicamente insensato, ma almeno è scritto in maniera sintatticamente impeccabile. Ciò non trasformerà i vostri amici in novelli Alighieri, ma se non altro consentirà loro di non fare la figura dei pigri analfabeti ogni volta che scrivono qualcosa. Anzi, ke scrivono qlc. È o non è geniale? Naturalmente, avrei anche potuto inserire il mio traduttore realtime sul cellulare del mittente, in modo che chiunque possa ricevere un messaggio impeccabile senza che le limitazioni tecniche del proprio terminale influissero in qualche modo... ma così gli SMS di 160 caratteri si sarebbero allungati sicuramente, trasformandosi in due messaggi. E perché dare altri soldi a Tim, Vodaphone e Wind*, quando già ne guadagnano così tanti per ogni singolo messaggio? Dite che è per questa amara considerazione che la mia idea è stata rifiutata?

NOTA: il traduttore funziona anche nella direzione inversa, ad uso e consumo di quei quattro decerebrati che, se non leggono almeno qualche K e qualche numero fuori posto, non capiscono più niente.

(*) Tre. C'era scritto "e Tre". Come passa il tempo... ndBovas


A cura di Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e semirincoglionito)

lunedì 27 agosto 2018

L'angolo dell'inventore: IL VODAPHON

8/27/2018
Cari amici di BovaByte, dopo tanti mesi passati a cogitare invenzioni meravigliosissime, per le quali potrei tranquillamente essere definito il Leonardo del Ventunesimo Secolo (seee, esagera... e poi tra cinquecento anni cosa faranno? Scriveranno un giallo e lo intitoleranno “Il codice Medaglia”? Ma per favore! NdBovas), ho deciso di rifugiarmi qui per illustrare a tutti voi, menti elette che seguite codesto sito, ciò che tanto per cambiare mi è stato villanamente e senza alcuna remora rigettato in faccia, nonostante le ottime premesse della mia ultima creazione. Il mio nuovo, diabolico marchingegno nasce infatti da un'amara constatazione: le telefonate importanti, sul cellulare, arrivano soltanto quando una persona è impegnata ad asciugarsi i capelli. Non è che la cosa mi riguardi nello specifico, eh, visto che sono pelato come una maniglia, ma spesso ho notato mia moglie e i miei amici lamentarsi di questo destino ineluttabile. Qual è, infatti, il vero problema delle telefonate che arrivano mentre uno si asciuga i capelli? Semplicissimo, che entra in gioco il Primo Postulato di Braun, ovvero:

Volume(suoneria) < Volume(phon)

Inoltre, come ben sappiamo, la percezione dei suoni è sempre legata alla loro distanza dall'ascoltatore. Maggiore è la distanza, minore sarà la nostra capacità di percepirlo. E qui entra in gioco la celeberrima Terza Legge di Mia Cugina, duecento pagine di dimostrazione che per brevità riassumo con la seguente formula:

Distanza(suoneria) > Distanza(phon)

E questo per ovvi motivi (il phon di solito lo si tiene in mano, il cellulare invece giace abbandonato nella stanza accanto). Mettendo le due leggi in un insieme, comprendiamo quanto possa essere difficile sentire squillare il rompofono mentre ci si sta asciugando i capelli. Per questo, signore e signori, spalancate gli occhi e sbalorditevi, perché IO, Angelico Medaglia, ho trovato la giusta soluzione, inventando...

IL VODAPHON


Il Vodaphon non è nient'altro che un asciugacapelli con un telefono cellulare integrato, dotato di una tastiera a membrana piuttosto resistente e del tutto impermeabile, in modo che l'umidità delle mani non possa rovinarla (Angelico... questo vuol dire che tu di solito usi il phon con le mani bagnate!? Complimenti! NdBovas). Oltre alla tastiera, l'elettrodomestico è dotato anche di due apparecchi deliziosamente acustici: un altoparlante fissato sulla piega del manico, e un microfono estensibile sul limite dell'impugnatura. L'altoparlante ha un volume piuttosto alto e consente di ascoltare chiaramente quanto ha da dirci l'interlocutore. Inoltre, il phon è abbastanza intelligente da diminuire il flusso d'aria durante le telefonate (in questo modo il calore continua a uscire, ma il rumore cala sensibilmente). Appena si “posa il ricevitore”, il flusso d'aria originale viene automaticamente ripristinato.
Della serie “le cose belle della vita”, il magnifico microfono orientabile e retrattile dell'apparecchio.


Anche il microfono è pensato innanzitutto per la praticità. Quando non lo si usa lo si può riporre in posizione verticale, e diventa parte dell'impugnatura, mentre durante l'uso lo si può estendere e spostare come meglio si crede per averlo sempre vicino alla bocca, anche mentre si sposta l'asciugacapelli per raggiungere quella ciocca ribelle laggiù in fondo. Gli utenti più allenati riusciranno nel giro di poche docce a spostare phon e microfono con una mano sola! Allora: è o non è un'idea semplicemente geniale? Io le ho viste, eh, le persone, mentre cercano di telefonare col cellulare impugnando un phon nell'altra mano: quando arriva il momento di prendere in mano la spazzola o il pettine, di solito mettono giù l'uno o l'altro nel lavandino pieno d'acqua, distruggendo il telefono quando gli va bene, o restando candidamente folgorati quando gli va male... Con il Vodaphon, invece, tutto scorre liscio come l'aria calda, e potrete meravigliarvi tutti quanti per il raffinatissimo multitasking del nostro cervello: nello stesso momento potrete asciugarvi i capelli, pettinarvi e parlare con la fidanzata. È o non è galattico? Peccato che, con la solita avvedutezza di sempre, il famoso carrier di telefonia mobile (che non intendo nominare per non fare pubblicità) a cui mi ero rivolto, mi abbia spedito fuori dalla sua sede in un battibaleno, pregandomi di non farmi mai più rivedere... Poi ci credo che il mercato delle telecomunicazioni va in crisi... quando hanno delle idee innovative tra le mani se le lasciano scappare... (beh, di certo stavolta hai inventato qualcosa di più utile delle video-chiamate! NdBovas).
Avevo anche disegnato un ORIGINALISSIMO logo, ma stranamente
mi hanno detto che non avrei mai potuto usarlo...


A cura di:
Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato)










martedì 17 luglio 2018

L'angolo dell'inventore: SCRIVANIA OLOGRAMMI

7/17/2018
Carissimi lettori, come immagino capirete, anche un playboy di fama condominiale come me, prima o poi, deve mettere la testa a posto e così anch'io mi sposerò. Certo, fare la corte a Elle MacPherson non è stato facile e ci sono voluti molti sforzi, tantissimi sforzi, per convincerla a convolare a giuste nozze con me. Ma alla fine il mio fascino e la mia oratoria hanno prevalso perfino sulla sua fama. Del resto – le ho fatto capire – il cinema non è tutto nella vita e poi una donna di 54 anni suonati, per quanto possa essere bella ricca e famosa, comincia pur sempre a diventare meno appetibile, e così le ho strappato il fatidico sì (caspita, questo sì che è un bel complimento per una donna! NdP) (Già, chissà cosa avrà capito, poveretta NdD). Tra altri 30 anni, quando mi ha detto di tornare da lei, ci sposeremo nella splendida cappella della casa di cura di Santa Epaminonda Vergine Azzoppata, qui a Mulino dei Marchesi dove abito, e dopo vivremo per tanti anni felici e contenti, con un sacco di bambini da crescere (ehm... Angelico... ndP) (ssst! Non dirgli nulla... ndD). In ogni caso, Elle sarà anche una bellissima attrice, ma resta pur sempre una donna e, come tale, sicuramente vorrà mettere il becco in faccende che non la riguardano come, per esempio, il disordine che regna sovrano sulla mia scrivania. Purtroppo il mio inglese è abbastanza stentato e farle capire che il mio è in realtà un ordine disorganizzato potrebbe essere incredibilmente difficile. Quindi, per non dover star lì a superare tutte le barriere linguistiche, ecco a voi la mia splendida

SCRIVANIA OLOGRAMMI

L'idea è piuttosto semplice e prende spunto dal famoso “ponte ologrammi” della nota serie TV Star Trek: The Next Generation. Funziona in questo modo: la scrivania è, in realtà, un enorme schermo olografico tridimensionale che, per mezzo di un software molto sofisticato ma semplice da usare, permette di riprodurre pedissequamente gli oggetti esistenti nella realtà. Quando la scrivania è spenta, funziona esattamente come tutte le altre scrivanie, ovvero serve a raccogliere tutti i foglietti, le riviste, le cianfrusaglie e gli strumenti di studio o lavoro, e a posizionarli alla rinfusa. Ma quando la scrivania viene accesa, può sostituire immediatamente il casino con l'immagine tridimensionale della stessa scrivania perfettamente in ordine. In questo modo, la moglie petulante non avrà più nulla di cui lamentarsi e, invece di intimare al marito il riordino del proprio ufficio, magari gli chiederà di compiere i suoi doveri coniugali, trasformando una serata di lavoro in una serata più divertente. Ovviamente, è possibile usare lo stesso sistema di riconoscimento biometrico del sincronizzatore di cornici digitali wi-fi per captare l'arrivo della consorte e attivare automaticamente la scrivania. Le persone ordinate, invece, saranno probabilmente felici di apprendere che la scrivania ologrammi funziona anche al contrario, ovvero può simulare il caos più totale su una scrivania perfettamente ordinata. Questo gli permetterà di dire alla moglie: “Cara, stasera devo riordinare la mia scrivania” e di usarla come scusa per farsi i cavoli suoi, tipo giocare on line a scacchi, guardare i suoi siti porno preferiti e cose così. Allora, sono o non sono un genio?

LA REALTÀ. Ecco il trionfo dell'entropia concretizzatosi dell'ordine
perfettamente casuale che regna sulla nostra scrivania.

LA SIMULAZIONE. Grazie alla scrivania ologrammi, tutto il casino svanisce
in un secondo e... tac! La mia cara Elle MacPherson è contenta.

A cura di:
Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato)

venerdì 13 luglio 2018

L'inventore: Centrale elettrica a CONDUZIONE CRICETICA

7/13/2018
PARENTAL ADVISORY
BovaByte informa i gentili spettatori che a nessun criceto
è stato fatto del male durante la stesura di questo articolo.

il favoloso criceto USB
(esiste veramente! NdBovas)
con cui ho tentato, invano,
di sostituire i criceti veri
nel mio progetto
Cari lettori di BovaByte, certamente vi ricorderete del magnifico iCarpet, il tappeto elettronico di cui vi ho parlato poche settimane fa: ebbene, sono stato contattato personalmente dal reparto marketing di Microsoft che, mi ha detto, "sarebbe il tappeto perfetto da mettere sotto il nostro Surface. Non è che ce lo presterebbe per una presentazione? Siamo disposti anche a finanziare la sua tecnologia!". Ma io lo so, che in realtà vogliono solo copiare le mie idee, per cui non ci casco! E ho detto di no. Adesso devo solo trovare qualcuno che finanzi la mia tecnologia. Comunque non è di questo che voglio parlarvi, ma di una nuova, mirabolante idea per porre fine una volta per tutte all'emergenza energetica e alla sovvrapopolazione di criceti, due problemi di scottante attualità, soprattutto se pensiamo che parte dell'energia elettrica è spesa anche per l'allevamento dei criceti stessi. Il progetto è abbastanza semplice, e si chiama:

CENTRALE ELETTRICA A CONDUZIONE CRICETICA

Il funzionamento è banale, ed è chiaramente comprensibile nel progetto illustrato nella figura sottostante: la classica ruota dei criceti viene collegata a una turbina, simile a quelle normalmente impiegate nelle centrali idroelettriche (figura in basso) tramite un asse, e il criceto non deve fare altro che quello che fanno normalmente i criceti, divertirsi a correre nella sua gabbietta facendo muovere la ruota e, di conseguenza, la turbina.

il progetto originale della mia centrale cricetoelettrica. I versi del criceto, curiosamente strazianti,
sono stati sostituiti da simpatici ideogrammi per non turbare i lettori più sensibili
.
Purtroppo la realizzazione pratica del progetto si è scontrata con alcuni ostacoli di diversa natura: inizialmente, con le vive proteste della Protezione Animali che, priva di qualsiasi sensibilità ecologica e di qualunque senso dell'opportunità, ha ritenuto utile denunciarmi per maltrattamento di animali. Proprio me, capite? Io offro ai criceti una possibilità per soddisfare le loro velleità lavorative e rendersi finalmente utili alla società, e gli animalisti mi denunciano! Vabbè, amen. Il secondo ostacolo è stato lo scarso senso di collaborazione dei criceti: una volta collegati alla turbina, che in fondo pesa solo trecentocinquanta tonnellate e non dovrebbe essere così difficile da muovere, non c'è stato verso di ottenere il benché minimo movimento. Anzi, quei cretini si divertivano a correre e far le capriole nella ruota bloccata da chissaché, fino a morire dal ridere. Ma guarda te! Uno li fa divertire e loro muoiono. Allora mi sono liberato di tutti i criceti veri e ne ho usato uno USB, di quelli che si collegano al computer (figura 3). Ancora una una volta, il criceto è rimasto misteriosamente bloccato e, per giunta, il motorino elettrico preposto al movimento della "gabbietta" si è fuso, disperdendo il classico odore di circuito elettrico bruciato. È evidente che i criceti, veri o finti che siano, sono proprio degli scansafatiche! Non vedo infatti altri motivi per cui la mia centrale cricetoelettrica non riesca in alcun modo a produrre un milliwatt di energia... (se qualcuno individua dove sbaglia, mandi pure un'email ad amedaglia@bovabyte.com, sono sicuro che pubblicherà le risposte più geniali... NdP).


la centrale idroelettrica di Caneva (PN), cui mi sono ispirato per il layout della turbina.

A cura di:
Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato)

giovedì 21 giugno 2018

L'angolo dell'inventore: iCarpet, il tappeto digitale

6/21/2018
Cari i miei lettori di BovaByte, è da tantissimo tempo che non ci leggiamo e il motivo si nasconde nella burocrazia. Tempo fa, infatti, stavo mostrando la mia ultima invenzione a una nota azienda che produce computer, lettori MP3 e altri oggetti fondamentalmente inutili ma un sacco trendy, quando improvvisamente sono sbucati due signori vestiti di bianco che mi hanno portato via "per ragioni di sicurezza". Il problema è che mi hanno tenuto in un bizzarro ufficio a riempire scartoffie per più di un anno, roba che a momenti le pareti imbottite ingiallivano. Ma che importa! Visto che a Steve Jobs la mia invenzione non interessava, la riproporrò a voi, che so che apprezzate. Signori e signore ecco a voi...

iCarpet, il tappeto digitale

L'idea mi è venuta guadando un documentario sui nuovi e costosissimi monitor arrotolabili, quelli su cui Philips, Xerox e altre aziende stanno investendo milioni di dollari. Mi sono subito domandato a cosa potessero servire e così, non trovando una risposta precisa, ho pensato ai loro possibili utilizzi. Come quadro? No, ci sono già i televisori al plasma. Come portafoto? No, ci sono già i portafoto digitali... così mi è venuta in mente L'IDEA: perché non usarli come tappeti? Così, detto fatto: ho preso il telaio di un vecchio tappeto, ho venduto un rene e tre quarti di polmone per comprarmi un prototipo del monitor arrotolabile, ho messo insieme il tutto e... con un piccolo computer da taschino programmato opportunamente, ho creato l'iCarpet, il primo tappeto digitale della storia!

Abbiamo inserito un tappeto nella memoria dell'iCarpet, ma l'immagine era a bassa risoluzione,
per cui compare un po' spixxellato.

Il suo scopo è semplice: quante volte vostra moglie vi ha ammorbato chiedendovi di cambiare il tappeto, solo perché si è stufata di quello vecchio? Con iCarpet è possibile memorizzare texture, filmati e immagini in alta risoluzione, oppure usare le vostre foto preferite come splendido tappeto. L'iCarpet può funzionare anche nella modalità "CarpetShow" e cambiare automaticamente motivo ogni dieci minuti, stupendo gli ospiti e gli amici che accorreranno a vedere la novità. Grazie alla sua risoluzione di 1600x1000 pixel, è praticamente perfetto per vedere i film, anche quelli in alta definizione: una chiave HDCP integrata permette di visualizzare pure i contenuti protetti. E non è finita qui, perché con i giusti moduli di espansione lo si può usare anche per guardare la TV e giocare a Dance Dance Revolution! Il controllo dell'utente avviene attraverso un sistema operativo chiamato CarpOS, che permette di gestire l'interfaccia con i piedi. Lo schermo touch-screen, anzi, walk-screen è protetto da una membrana protettiva in plexyglass anamorfico pieghevole arricchito con uranio impoverito, per cui è impossibile graffiarlo, sporcarlo, rigarlo e tagliarlo e, a parte provocare qualche grave malattia, non ha alcuna controindicazione. Allora, è o non è un'idea geniale, la mia?

iCarpet è davvero versatile. Per mezzo di una porta USB è possibile riversare i nostri tappeti preferiti nella sua memoria, oppure usarlo come monitor del computer.

L'interfaccia utente di CarpOS 1.0 permette di selezionare il tappeto con estrema facilità, e garantisce l'accesso alle opzioni avanzate. Tutto con la pressione dei piedi.

Se vogliamo, possiamo usare l'iCarpet anche per guardare la televisione.
Ovviamente possiamo orientare l'immagine come preferiamo.


A cura di:
Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato)

lunedì 14 maggio 2018

L'inventore: LA CUCCHIETTA, per forchettare il brodo!

5/14/2018
Diciamolo apertamente: usare il cucchiaio a cena per deglutire la consommè è soltanto una rottura di scatole. Sappiamo benissimo tutti quanto sia pratico come utensile, ma una volta finito di mangiare per la casalinga di turno non è altro che una stoviglia in più da lavare, moltiplicata per il numero di commensali. Ciò significa fatica in più, spreco di energie e forze vitali, nonché qualche minuto di vita in meno: basta moltiplicare gli sforzi profusi nel lavaggio dei cucchiai per comprendere quanto sia effettivamente gravosa quest’attività.
Così io, il vostro amatissimo Angelico Medaglia, ispirato da quell’altro genio che è Alex Rossetto (questo almeno spero lo conosciate tutti, comunque sia è stato lui a darmi l’idea di un attrezzo come quello che sto per presentarvi, dopo un pranzo da Pastarito), posso finalmente presentarvi la mia favolosa cucchietta, costruita in un unico esemplare dal Mastro Ferraio di Colìzia Pillo, un paesino d’alta montagna.
La cucchietta è il giusto compromesso tra la capacità di inforcare i cibi, tipica della forchetta, e quella di raccogliere i liquidi, tipica del cucchiaio. Purtroppo, allo stadio attuale va riscontrato come la quantità di brodaglia gestibile dalla cucchietta in un singolo passaggio sia purtroppo paragonabile a quella di un cucchiaino da caffè, e come la capacità di infilarsi nei cibi sia il 70% inferiore a quella della forchetta tradizionale. Ma non demordo: la soluzione è infatti rappresentata dall’ottimo saggio “Vivere nella frenesia di oggi: impariamo a mangiare con la stessa velocità dei Cinesi”, che consiglio a tutti i futuri utenti della cucchietta di leggere avidamente. Lo trovate su Ammazzon.com e in tutte le peggiori librerie fallite della terra.


Un particolare della cucchietta, una forchetta con le particolari terminazioni a cucchiaio. Ho provato ad affilare queste ultime per risolvere il problema della penetrazione nei cibi, ma tutte le volte che la infilavo in bocca poi mi tagliavo la lingua…

La cucchietta in tutto il suo magnifico splendore

A cura di:
Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato)

venerdì 9 gennaio 2015

L'angolo dell'inventore: il robottino che "craftava" a DAOC

1/09/2015
Carissimi amici, stavolta mi tocca cedere il passo a qualcun altro ma, trattandosi pur sempre di un’invenzione, i Bovas mi hanno chiesto di presentarla io lo stesso (diciamo la verità, Angelico, quando ti abbiamo detto che stavolta l’angolo dell’Inventore aspettava di diritto a qualcun altro, ti sei messo a piangere e a momenti le lacrime non ci facevano saltare tutti i PC! NdBovas). Non date retta quei due mentecatti. Se soltanto capissero quanto siano utili le mie invenzioni, i Bovas correrebbero a brevettarle, e non farebbero tanto i zuzzurelloni in queste pagine… Vabbè, questioni personali a parte, ecco qua che cosa ha inventato il geniale Er_NaZZa, giocatore di Dark Age Of Camelot (quando era di moda giocare a DAOC, e nel novembre del 2003 era parecchio di moda... ndBovas).

IL ROBOTTINO LEGO TECHNICS PER CRAFTARE A DAOC
Signore e signori, ecco a voi lo “Spingitore Automatico Monotasto”, “pratico, comodo da usare, ti aiuta a craftare anche quando devi studiare/preparare da mangiare/etc.; la sua funzione è semplice, preme un tasto ogni tot tempo grazie ad una cremagliera – dice Er_Nazza sul forum di DAOC – Certo, dopo un po’ di tempo và stoppato per cambiare oggetto da craftare, infatti è possibile che ne farò un modello che dopo tot pressioni si sposta su un altro tasto”. Come possiamo osservare dalla foto, l’oggetto funziona in questo modo: per mezzo di un sensore ottico rileva la finestrella di dialogo che avvisa l’utente della possibilità di craftare. Quindi, comincia a premere il tasto apposito finché la stessa finestrella non sparirà dallo schermo (l’evento sarà rilevato dal solito sensore ottico). Direte voi: “ma è permesso usare un aggeggio del genere?”. Certo! fino a prova contraria, semplicemente perché “non è un programma che macra (è una macchina! c'è una bella differenza!)”. E se lo dice lui… Incredibile, davvero incredibile…

 
Lo spingitore inventato da Er_NaZZa, in tutta la sua Bel_leZZa! (scusate, non ho saputo trattenermi… ndP)
 

A cura di:
Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato)

L'angolo dell'inventore: la stampante "usa e getta"

1/09/2015
Ancora una volta sono profondamente addolorato per l'incredibile, atavico menefreghismo con cui una mia fantastica idea, anche stavolta veramente geniale, non è stata minimamente considerata da nessuno, nemmeno dalla ditta Airons di Vigevano, che pure si era inizialmente interessata (mi hanno detto: “sa, il nostro unico e affezionato cliente non ha ritenuto la sua invenzione abbastanza 'professionaaaaaaleeeee', e così non abbiamo il budget necessario a finanziarne la produzione”. Gente che non capisce un accidente!). Stavolta avevo trovato un modo incredibilmente geniale per risparmiare spazio... per risparmiare tempo... per risparmiare soldi... eppure, la mia nuova invenzione rimarrà per sempre in un cassetto. Tanto vale che rinuncio ai sogni di gloria e la illustro a voi, che almeno mi capite. Ecco infatti rivelata la mia favolosa, economica e grintosa...

STAMPANTE USA E GETTA
È statisticamente dimostrabile che la maggior parte della gente non ha effettivamente bisogno di una stampante: la compra quando si trova nella necessità di stampare qualcosa (per esempio, una relazione aziendale o una tesi), per poi abbandonarla lì a fare la polvere. Nel frattempo, le costosissime cartucce d'inchiostro si seccano, il pigmento scade e deperisce, e quel che è peggio spesso va a incrostare fatalmente la testina di stampa, obbligando il malcapitato utente a riportare la sua stampante dal computeraio di fiducia. Normalmente, la sostituzione della testina costa di più di una stampante nuova. A questo dato statistico, aggiungiamo un'altra realtà di fatto: le cartucce d'inchiostro sono care come il fuoco, anche se nei casi più frequenti è sufficiente acquistare due cartucce per pareggiare il conto. Se tali cartucce contenessero una quantità di inchiostro doppia, costerebbero probabilmente come la stampante, se non di più (nota: ci sono già stampanti che costano meno delle relative cartucce, basta guardare nelle offerte dei supermercati). A questo punto, dunque, perché non creare delle semplici stampanti usa-e-getta? Le stampanti, costruite in un materiale plastico riciclabile, sono certificate per un certo numero di stampe, facciamo 3000, dopodiché si butta via tutto, in appositi contenitori. Le stampanti esauste verrebbero raccolte, consegnate all'azienda madre, che provvederà a rigenerarle, vendendole poi sotto-costo. In questo modo sarà possibile risparmiare spazio sulla scrivania (niente stampanti lasciate lì a fare la polvere!), potremo portarci dietro la stampante in ufficio (le dimensioni dovranno essere necessariamente ridotte) e con i collegamenti USB non dovrebbe essere neppure tanto difficile farle vedere al computer, sia esso un PC o un Macintosh! È o non è geniale?

Tutto questo spazio occupato per niente! Guardate com'è impolverata questa stampanete! Se l'avessero buttata via, adesso al suo posto ci sarebbe qualche soprammobile più utile sulla scrivania!

Il prototipo perfetto di una stampante usa e getta: pratica, maneggevole e facile da buttare!

A cura di:
Angelico Medaglia
Inventore incompreso (e disgraziato)

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