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giovedì 24 maggio 2018

Il proverbio del mese (di Aprile 2001)

5/24/2018
Cari i miei lettori, bentornati anche questo mese alla mia rubrichetta di glottologia spicciola. Questo mese ci spostiamo tra le cantine dell'Oltrepo Pavese, terra di viticoltori dove ancora oggi si produce dell'ottimo nettare, pronto a imbandire (e a rallegrare) le mense di tutti noi. Il proverbio del mese, infatti, è nato proprio da queste parti, dove si è soliti dire:

"Nella botte piccola c'è poco vino"

Correvano infatti gli anni del dominio longobardo, e la Regina Teodolinda, dalla vicina Mantova, era solita inviare i suoi messi nell'Oltrepo, affinché costoro portassero a sua maestà tutto il Barbera necessario a "inumidire" i pasti della corte. Costoro si muovevano con almeno una dozzina di carri al loro seguito, e rientravano puntualmente a casa con delle enormi botti piene di vino. Botti che poi ritornavano ai contadini l'anno successivo. Per qualche tempo, tuttavia, la Regina preferì assaporare il gusto dei vini toscani, lasciando buona parte dei viticoltori disoccupati. I giovani dell'Oltrepo dovettero quindi escogitare un barbatrucco per convincere Teodolinda a tornare sui suoi passi, e decisero alla fine di tentare l'impossibile: inviare una piccola botte (5 litri) alla regina quale "assaggio" dell'ultima vendemmia, davvero eccezionale per qualità, sapore e tasso alcolico. Appena la regnante vide la botte, tuttavia, sentenziò "in botte piccola c'è poco vino", e fece squartare (ma delicatamente) gli ambasciatori dell'oltrefiume. Da allora, le botti sono molto più grandi.

Il glottologo Zebedeo Giuvietti

giovedì 26 febbraio 2015

BovaByte è letteratura: IL MITO DI PERITONE ULCERO

2/26/2015
BovaByte vi svela i segreti della Divina Commedia
(a cura del Premio Nobel per la letteratura Giancarlo Albertinazzi)


Se pensate che Dante Alighieri, padre della lingua e della letteratura italiana, avesse usato tutti i personaggi da lui inventati, vi siete sbagliati  Un cugino molto caro a Dante fu colpito nell'anno 1289 da una malattia molto strana (ai nostri giorni la chiamiamo familiarmente "appendicite"), provocata molto probabilmente dalle ingenti quantità di cibo ingerite, che lo aveva portato alla morte. I molti dottori che lo visitarono e che cercavano di curarlo gli fecero più male che bene e gli fecero patire le "pene dell'Inferno". Dante ne rimase molto colpito, sia dai dolori lancinanti provati dal cugino sia dalla ferita che l'infezione gli aveva aperto sulla pancia. Fu così che la sua fantasia partorì il mito di Peritone Ulcero (il nome la dice molto lunga... Ora è ancora più ampio il debito della nostra lingua nei confronti del Poeta). In un primo momento l'Esimio pensò di includerlo nel suo progetto letterario (la Divina Commedia) in un girone infernale: quello dei golosi (inizialmente denominati "mangioni" e anche "pozzi senza fondo"). La pena che Dante pensò di far patire a questi dannati, rispettando la legge del Contrappasso (altrimenti detta legge del Contrabbasso dai più affezionati), fu quella che li vedeva distesi su un letto, in preda a dolori atroci con una vistosa ferita nella parte bassa dell'addome, circondati da diavoli travestiti da dottori che sperimentavano ogni tipo di diabolica terapia. Peritone Ulcero doveva essere il personaggio esemplare con cui avrebbe dovuto parlare il "pellegrino" e sotto le sue spoglie si sarebbe celato il cugino. Ma pochi mesi dopo il triste evento, il Poeta venne a sapere una notizia che lo sconvolse profondamente: il suo caro cuginetto aveva una tresca con la famosa Beatrice!!! Da quel momento l'idea di rendere immortale con la sua poesia un tipo simile gli passò subito dalla mente, e, come ben sapete, i golosi furono descritti in modo diverso. Ma riguardo a una cosa non è ancora stato scoperto nulla: cosa ha raccontato a Dante o cosa gli ha fatto Beatrice per mantenere il ruolo di "first lady" (insieme con la Madonna) nella Commedia? Il mistero è ancora fitto!!!

mercoledì 21 gennaio 2015

SE IL CELLULARE NON “PONGA” (di Zebedeo Giuvietti)

1/21/2015
Ho una magnifica proposta per le ditte che costruiscono i telefonini: l’opzione “pong”. No, non intendo adattare il più classico dei videogiochi ai minuscoli display dei cellulari, ma più semplicemente la possibilità di attivare il flag “pong” sui nostri simpatici terminali telefonici. Non è ancora chiaro? Ok, mi spiego meglio. La maggior parte di voi, immagino, saprà benissimo cos’è il “ping”, e i quakers più affezionati aggiungeranno anche che “è un numero il cui valore è inversamente proporzionale alla possibilità di fraggare”, ovvero, più è alto e più i nostri avversari ci trasformeranno in carne morta. Beh, prima ancora di ciò, il ping è un segnale inviato da un server alla “ricerca” di un altro. La macchina 192.168.0.1 vuole sapere se la macchina 192.168.0.2 è viva e vegeta? Non gli resta che spedire un pacchettino di dati al suo indirizzo, chiamato per l’appunto ping, e vedere se l’interlocutrice risponde. E la risposta, questo tanti Quakers ancora lo ignorano, si chiama proprio “pong”. Chi irca lo sa da anni.

Ora, perché Zebedeo Giuvietti, libero pensatore, chiede esplicitamente alla Samsung, alla Nokia, alla Apple, alla Motorola e alla NGM di inserire l’opzione “pong” ai loro cellulari? Per rispondere automaticamente agli squillini, ecco il perché! Lo “squillino” è una pratica, molto in voga tra le ragazze, che originariamente significava: “richiamami, ti voglio parlare”, e che consiste tutt’oggi nel chiamare un numero, aspettare che di là il cellulare emetta uno squillo, e poi buttare immediatamente giù la linea. Non si è mai capito per quali ragioni le donne abbiano sempre un credito residuo pari al costo di un etto di pane, fatto sta che in qualsiasi momento di una relazione a effettuare la ricarica deve sempre essere l’uomo.

Poi, probabilmente, qualche moroso particolarmente imbufalito deve aver preso a pugni la fidanzata (“O ti compri quella fottuta ricarica, o ti spacco tutti i denti!”), la voce si dev’essere sparsa in giro (un mio amico direbbe “tramite il neurone condiviso”, un giorno vi spiegherò…), e lo “squillino” ha cambiato significato. Oggi viene usato dalle compagnie più giovani proprio per “pingarsi”: un modo come dire “mi ricordo di te”, al quale si attende come risposta proprio un altro squillino. Guai, però, a non rispondere. Le conseguenze di uno squillo mancato possono essere tragiche. Possono portare al disfacimento di intere compagnie. Per cui, care le mie ditte di cellulari, mettete quella maledetta opzione, che dovrà funzionare proprio così: il cellulare riceve uno squillo, lo identifica come tale e, se riesce a risalire al numero del chiamante, risponde automaticamente con un altro squillino, senza che l’utente debba muovere un dito. Ciò avrà due effetti positivi immediati: primo, rassicurerà l’amica/o del perdurare dei nostri sentimenti nei suoi confronti, secondo, costringerà – prima o poi – la pidocchiosa a spenderli lei, una buona volta, i soldi per la chiamata!

Effettuando una ricerca di immagini con “Ping” Altavista ci aveva restituito innanzitutto la foto di questa ragazza. Premiata con la pubblicazione…

Per la vostra gioia, ecco a voi un “ping” vero… Comunque, per ottenere lo stesso risultato basta aprire una shell di comando e digitare “PING nome.host.da.chiamare”


(da The Games Machine, gennaio 2002)

venerdì 9 gennaio 2015

Il proverbio del mese (Aprile 2001)

1/09/2015
Cari i miei lettori, bentornati anche questo mese alla mia rubrichetta di glottologia spicciola. Questo mese ci spostiamo tra le cantine dell'Oltrepo Pavese, terra di viticoltori dove ancora oggi si produce dell'ottimo nettare, pronto a imbandire (e a rallegrare) le mense di tutti noi. Il proverbio del mese, infatti, è nato proprio da queste parti, dove si è soliti dire:

"Nella botte piccola c'è poco vino"

Correvano infatti gli anni del dominio longobardo, e la Regina Teodolinda, dalla vicina Mantova, era solita inviare i suoi messi nell'Oltrepo, affinché costoro portassero a sua maestà tutto il Barbera necessario a "inumidire" i pasti della corte. Costoro si muovevano con almeno una dozzina di carri al loro seguito, e rientravano puntualmente a casa con delle enormi botti piene di vino. Botti che poi ritornavano ai contadini l'anno successivo. Per qualche tempo, tuttavia, la Regina preferì assaporare il gusto dei vini toscani, lasciando buona parte dei viticoltori disoccupati. I giovani dell'Oltrepo dovettero quindi escogitare un barbatrucco per convincere Teodolinda a tornare sui suoi passi, e decisero alla fine di tentare l'impossibile: inviare una piccola botte (5 litri) alla regina quale "assaggio" dell'ultima vendemmia, davvero eccezionale per qualità, sapore e tasso alcolico. Appena la regnante vide la botte, tuttavia, sentenziò "in botte piccola c'è poco vino", e fece squartare (ma delicatamente) gli ambasciatori dell'oltrefiume. Da allora, le botti sono molto più grandi.

lunedì 5 gennaio 2015

ZEBEDEO GIUVIETTI LIBERO PENSATORE

1/05/2015

Non è facile scoprire personaggi così talentuosi, intelligenti, arguti e sopraffini come il libero pensatore Zebedeo Giuvietti. E infatti se non si fosse messo a straparlare da solo ad alta voce alla strazione della metropolitana, sicuramente, non l'avremmo mai conosciuto. Ma Zebedeo è un personaggio, un uomo che ha girato il mondo e che conosce un sacco di proverbi. Così abbiamo deciso di intervistarlo, sperando che le perle di saggezza che ha saputo elargire a noi non siano state buttate, per così dire, ai porci?

Noi Bovas: signor Giuvietti, con quale incredibile proverbio vorrebbe iniziare questa intervista?
Zebedeo: sicuramente, cari i miei pischelli, vorrei iniziare col mondo animale. Gli animali sono nostri amici, sapete? Possono indicarci la retta via anche quando l'abbiamo smarrita. Sicuramente ce la indicano quando la conosciamo perfettamente. In ogni caso, direi proprio di iniziare da "can che abbaia fa rumore".

Noi Bovas: can che abbaia fa... rumore?
Zebedeo: Certo. Rumore. Ovvio! Voi avete mai sentito un cane abbaiare in silenzio? Questo proverbio ci insegna che quando ci arrabbiamo non dobbiamo urlare come dei forsennati, perché se no poi la gente attorno a noi ci prende per dei pazzi isterici. Può tornare molto utile nel traffico cittadino: quanti di noi urlano come dei pazzi al volante? Credete che la vecchietta si sposti, con la sua bicicletta e le borse della spesa al seguito? Ma c'è poco da fare... chi ha cattive abitudini non le perde. Date retta a me: "il lupo perde il pelo e poi ha freddo".

Noi Bovas: ...freddo?
Zebedeo: eh certo, che diavolo! Avete mai visto un lupo perdere il pelo e poi avere caldo? Può capitare d'estate o in un forno a microonde, ma è improbabile che accada in altre occasioni. Poi, con le temperature che girano in questi giorni? ma lo sapete che in Siberia ci sono stati ben settanta gradi sotto zero? Molto meglio darsi da fare e andare alle Hawaii. O alle Baleari. C'è chi insegue per una vita il sogno di partire per le isole tropicali, ed è giusto fare così! D'altronde, "tanto va la gatta al lardo che prima o poi lo raggiunge".

Noi Bovas: ...
Zebedeo: del resto, come ben sappiamo, chi si sbriga per primo e corre più veloce, arriva molto prima. Ricordo che i Bozzabau africani erano soliti dire che "chi va piano, arriva più tardi", e del resto già gli antichi Greci avevano osservato che "la tartaruga non può raggiungere Ulisse"

Noi Bovas: scusi, ma veramente a scuola ci avevano detto proprio il contrario!
Zebedeo: beh, allora, cari i miei saputelli intellettualucoli dei miei stivali, prendete un qualsiasi cugino scemo, chiamatelo Ulisse, mettetelo ai bordi di partenza con una tartaruga, e poi date inizio a una gara: se vince la tartaruga 1) o vostro cugino è davvero scemo, oppure 2) vi siete divertiti ancora una volta con i petardi e le tartarughe, cattivelli, sapete che certe cose non si devono fare. Ricordatevelo sempre: "meglio un giorno da pecora che zero da leoni".

Noi Bovas: e questo cosa vuol dire?
Zebedeo: non ne ho idea, però ne conosco un altro molto bello: "sopra la panca la capra si siede, sotto la panca no". Non trovate anche voi che sia eccezionale? Io un giorno ho fatto colpo su una signora sul tram, dicendolo. E' andata più o meno così: la signora aveva perso gli occhiali per colpa di una brusca frenata, e si è messa a rovistare sotto i sedili per cercarli. Siccome era una grassona che dava fastidio a tutti, alla fine ho tirato fuori questa perla e... lei mi ha preso a pugni. Beh, del resto ve lo avevo detto o no, che avevo fatto colpo!

Noi Bovas: parliamo d'altro, della primavera per esempio?
Zebedeo: ah, lasciamo perdere la primavera. L'unico proverbio che conosco aveva a che fare con le rondini, ma adesso non me lo ricordo più. In compenso vi posso lasciare un antico proverbio di Timbuktu che ha a che fare proprio con questi uccellacci: "una rondine fa il nido". Non trovate che sia molto profondo? Ok, non vi è piaciuto, vi vedo un po' interdetti. In tal caso rimedio subito: vi piacciono le pecore? Perché oltre a quello là con i leoni, ce n'è pure un altro: "cielo a pecorelle, serve una nuvola cane pastore". Guardate che è molto più intelligente di quello che voi inutiluomini possiate immaginare: indica che anche negli spazi siderali esiste un ordine cosmico delle cose, contro il quale non è affatto il caso di andare.

Noi Bovas: beh, la ringraziamo, il suo intervento è stato a dir poc...
Zebedeo: beh, che cos'è tutta 'sta fretta, eh? Non lo sapete che "la gatta frettolosa probabilmente è in ritardo"?

Noi Bovas: SBONK! Certo che lo sappiamo. E infatti questo angolo di BovaByte è in pauroso ritardo rispetto alle date di consegna, per cui ci conviene troncare qui. Salutiamo il buon Zebedeo che, ne siamo sicuri, tornerà con altri proverbi favolosissimi. Per questo mese è tutto, linea allo studio.

(da The Games Machine, febbraio 2001)

Disclaimer

Tutti gli articoli riportati su questo sito sono copyright © Paolo Besser e Davide Corrado, tranne ove diversamente specificato: gli articoli apparsi nella rubrica "L'angolo di BovaByte" sulle riviste Zzap! e The Games Machine fino al 2005 sono copyright © Xenia Edizioni Srl, quelli apparsi successivamente su The Games Machine sono copyright © Aktia, e compaiono sul sito di BovaByte su loro gentile autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.