5/14/2018
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Diciamolo apertamente: usare il cucchiaio a cena per deglutire la consommè è soltanto una rottura di scatole. Sappiamo benissimo tutti quanto sia pratico come utensile, ma una volta finito di mangiare per la casalinga di turno non è altro che una stoviglia in più da lavare, moltiplicata per il numero di commensali. Ciò significa fatica in più, spreco di energie e forze vitali, nonché qualche minuto di vita in meno: basta moltiplicare gli sforzi profusi nel lavaggio dei cucchiai per comprendere quanto sia effettivamente gravosa quest’attività.
Così io, il vostro amatissimo Angelico Medaglia, ispirato da quell’altro genio che è Alex Rossetto (questo almeno spero lo conosciate tutti, comunque sia è stato lui a darmi l’idea di un attrezzo come quello che sto per presentarvi, dopo un pranzo da Pastarito), posso finalmente presentarvi la mia favolosa cucchietta, costruita in un unico esemplare dal Mastro Ferraio di Colìzia Pillo, un paesino d’alta montagna.
La cucchietta è il giusto compromesso tra la capacità di inforcare i cibi, tipica della forchetta, e quella di raccogliere i liquidi, tipica del cucchiaio. Purtroppo, allo stadio attuale va riscontrato come la quantità di brodaglia gestibile dalla cucchietta in un singolo passaggio sia purtroppo paragonabile a quella di un cucchiaino da caffè, e come la capacità di infilarsi nei cibi sia il 70% inferiore a quella della forchetta tradizionale. Ma non demordo: la soluzione è infatti rappresentata dall’ottimo saggio “Vivere nella frenesia di oggi: impariamo a mangiare con la stessa velocità dei Cinesi”, che consiglio a tutti i futuri utenti della cucchietta di leggere avidamente. Lo trovate su Ammazzon.com e in tutte le peggiori librerie fallite della terra.


Un particolare della cucchietta, una forchetta con le particolari terminazioni a cucchiaio. Ho provato ad affilare queste ultime per risolvere il problema della penetrazione nei cibi, ma tutte le volte che la infilavo in bocca poi mi tagliavo la lingua…

La cucchietta in tutto il suo magnifico splendore